Certezze, dubbi e sparizioni

Diversi quadri esistenti al convento sono già stati descritti; in particolare quelli che si trovano nella chiesa e quelli che sono nel refettorio. Ma altri ne esistono e su alcuni di questi, tra le fonti e l’ attualità, ci sono incertezze sulle date, sugli autori e sui personaggi raffigurati. Alcune tele citate non sono più presenti, mentre ce ne sono altre che le fonti non riportano. È l’occasione per tentare un riepilogo:

Il quadro di San Giovanni da Capestrano

Una tela del Marracci
Una tela del Marracci

Padre Giovannetti in una sua nota lo cita come fatto dal “sig. pittore fiorentino di Gallica” alla data del 15 ottobre 1695, che costò al convento scudi 12. Sempre nella stessa nota Padre Giovannetti dice che il quadro raffigura la Madonna e i gloriosi Santi Giovanni da Capestrano e Pasquale Bajlon. La tela potrebbe essere quella che si trova in Chiesa, sul lato sinistro dell’Altar maggiore: olio su tela raffigurante “Madonna con Bambino e due francescani” di cui uno potrebbe essere S. Bernardino; probabilmente della scuola del Marracci, dimensioni cm. 130 x 203, inserito in una cornice di stucco.


Il quadro di S. Elisabetta

La tela dell’“apparizione di Cristo a S. Elisabetta d’Ungheria”, inserito in una cornice di stucco, eseguito da Giovanni Marracci (Camaiore 1637 – Lucca 1703), nel 1688 o 1689, è posto sul lato destro dell’Altar Maggiore.

Il quadro dell’Assunzione di Maria

È il quadro di Pietro Ricchi, detto Il Lucchese, che si trova nel secondo altare a destra. Le fonti citavano detto quadro come dipinto da un frate dell’Osservanza, a Venezia, nel 1668.

L’Amonaci ci riferisce che “la grande tela dell’Assunzione della Vergine, attualmente nel secondo altare a destra, fu realizzata a Venezia e destinata, in un primo momento, al convento di S. Francesco di Lucca; quando nel 1668 giunse al Borgo, fu posta al centro dell’arcata maggiore, bene in vista ai fedeli. Il quadro fu poi tolto da quella posizione infelice per il coro e trasferito all’Altare privilegiato in cui tuttora si trova”.

Come abbiamo già detto parlando del coro della chiesa, in alto sopra gli scranni, poco visibili, si trovano due tele, di cui abbiamo già fornito descrizione e misure, raffiguranti:

Santo Stefano Martire, quella sulla destra;

San Giovanni Evangelista, quella sulla sinistra.

Nulla si sa dalle fonti di queste due tele.

Parlando del refettorio abbiamo citato le tele che si trovano in due lunette, alle spalle del tavolo a cui sedeva il guardiano del convento durante i pasti o gli ospiti di riguardo durante le feste. Le due tele rappresentano:

l’ultima cena” – quella di sinistra, verso la canova;

la lavanda dei piedi” – quella di destra, verso il giardino.

Su quest’ultima, nell’estremità destra in basso, è scritto: “fu dipinto l’anno 1707 nel mese di gennaro da un nostro Religioso”. Sembra quindi essere, secondo la Toti Salvetti, il “quadro del refettorio” segnalato nelle Cronache, dipinto da Frate Onofrio d’Ariano della Provincia dell’Umbria, appunto negli anni 1706-1707. Ma se così è, Onofrio d’Ariano dovrebbe essere l’autore anche dell’altra tela perché, come testimonia ancora l’esperta, sembra essere dipinta dalla stessa mano. L’Amonaci, nel suo libro, concorda con questa attribuzione. Le due tele, sagomate come le lunette, misurano cm. 240 x 187 e furono restaurate, attorno al 1985, da Ulderico Galli di San Pietro a Vico.

Sempre nel refettorio, sulla porta di uscita dalla stanza, vi è un’altra tela rappresentante “l’Immacolata Concezione“, che le Cronache attribuiscono al pittore fiorentino Giovanni Landi, risalente al 1721. La tela avrebbe preso il posto di una pittura raffigurante San Francesco Stimmatizzato. L’Amonaci ci conferma che la tela della “Concezione di Maria” è “probabilmente del fiorentino Giovanni Landi”. Anche la Toti Salvetti accetta questa attribuzione.

Secondo il Brandeglio questo quadro fu dipinto, nel 1679, dal pittore Annibale Niccolai di San Quirico, quando era guardiano il Padre Bonaventura da San Quirico. Ma forse si riferisce alle pitture delle lunette, preesistenti alle attuali.

Il quadro di Cristo in Croce con la Vergine Addolorata “ in cornu Evangelii” e San Francesco

Una tela attribuita al Marracci
Una tela attribuita al Marracci

È stato posto, di recente, nella restaurata biblioteca. Padre Giovannetti in una sua nota ci dice che fu fatto fare nel 1619 dal Padre Lorenzo Campana di Cerreto di Sotto.

La dicitura “in cornu Evangelii” significa che la Vergine si trova sulla sinistra.

Da più esperti il quadro viene attribuito a Gaspare Mannucci (Firenze 1575-1642).

In basso, sulla tela, c’è questa iscrizione: “G C AD MDCX”, ma alcune lettere appaiono di difficile lettura; la data del 1610 appare comunque compatibile con l’attribuzione al Mannucci.

La tela, le cui dimensioni sono di cm. 107 x 157, era assai deteriorata e fu restaurata, gratuitamente, nel 1985, da Ulderigo Galli di S. Pietro a Vico che, per tanti anni, aveva lavorato in Borgo nella fabbrica di presepi e ceramiche dei Fratelli Fontanini.

Il quadro dell’Altare del 3° Ordine

Una tela raffigurante S. Francesco, S. Pietro d’Alcantara, S. Pasquale e il padre Salvator da Orta, che viene fatto risalire al 1721, dipinto da Gio. Landi, non risulta più presente al convento.

Il quadro di S. Francesco

Padre Giovannetti, in una sua nota, ci dice che “Nel 1721 fu fatto anche un nuovo quadro di S. Francesco. Costò lire 210 con dare al pittore il quadro antico dell’Ascensione”. Anche questo quadro non risulta più presente al convento.

Da notare che nella nota si parla del “quadro antico dell’Ascensione” dato in compenso al pittore.

Si trattava sicuramente del quadro posto nel secondo altare a destra, dedicato appunto all’Ascensione del Signore, prima che vi fosse sistemato il quadro dell’Assunzione di Maria di Pietro Ricchi. Anche di questo si sono perse le tracce.

Il quadro della cappella di S. Elisabetta

Una tela commissionata al pittore fiorentino Landi con le figure della Beata Vergine, S. Anna, S. Elisabetta e S. Francesco – non risulta più presente al convento.

Il San Giuseppe del Ciseri

Nella cappella del primo piano, detta anche “cappella degli infermi”, si trovava, al momento della consegna del convento alla Misericordia, nel 1981, una tela raffigurante San Giuseppe, firmato e datato (1872), dal pittore Antonio Ciseri, nato nel Canton Ticino il 25 ottobre 1821 e morto a Firenze l’8 marzo 1891. Si tratta di un olio su tela di cm. 58 x 74, con cornice dorata coeva, che è stata opportunamente e gratuitamente restaurato, con l’autorizzazione della Soprintendenza di Lucca, nel 2009, in occasione della inaugurazione della nuova sede della Misericordia, da Massimo Bonino, restauratore in Lucca, generoso e prezioso collaboratore della Misericordia di Borgo a Mozzano. La tela, attualmente, è conservata nell’ufficio del Governatore, nella sede di via S. Francesco.

Una notizia di questo quadro risulta nel libro cassa del luglio 1938, dove si parla della “riparazione del quadro di S. Giuseppe”, con una spesa di £. 25,00. Il quadro veniva citato anche in ogni resoconto annuale dei beni mobili come unica opera d’arte; forse perché non si trovava in chiesa come le altre, ma nel dormitorio del primo piano.

S. Giuseppe del Ciseri
S. Giuseppe del Ciseri

Il quadro di S. Elisabetta, o forse no

Al momento della consegna del convento alla Misericordia (1981) in uno dei corridoi del dormitorio si trovava una tela assai grande (cm. 148 x 207), con cornice coeva, che per tradizione risultava rappresentare S. Elisabetta d’Ungheria, insieme ad altri Santi; fu facile pensare che quello fosse il quadro della cappella della Patrona del Terz’Ordine femminile che, come viene scritto in altra parte di questo libro, fu smantellata dopo il 1960 per realizzarvi una sala di formazione gestita dalle Acli.

Quando il quadro è stato sottoposto a degli esperti la descrizione è stata la seguente: olio su tela, con cornice coeva, raffigurante “Madonna con Bambino ed i Santi Nicola di Bari e Caterina d’Alessandria; autore Gaspare Mannucci (Firenze 1575-1642).

Una tela attribuita al Marracci
Una tela attribuita al Marracci

La pala di S. Rita

Pala di S. Rita da Cascia
Pala di S. Rita da Cascia


In sacrestia è appesa una pala raffigurante Santa Rita da Cascia in preghiera davanti al Crocifisso. Si tratta di una pittura ad olio su tavola, sagomata nella parte superiore, senza cornice, di cm. 83,5 x 182, firmato da “E. Raffai”. Una lettera scritta dal superiore Evaristo Falorni al Vicario della Diocesi di Lucca, in data 17 maggio 1951, ritrovata tra i documenti del convento, ci fa conoscere che la pala fu acquistata in quell’anno da “alcune pie e devote persone che hanno espresso il desiderio di introdurre in questa nostra Chiesa del Borgo a Mozzano la devozione a S. Rita da Cascia”. Padre Falorni chiede l’approvazione diocesana “prima di esporla e benedirla”. Questa pala viene tuttora esposta in occasione della festa del 22 maggio. La devozione verso la Santa era molto sentita presso le terziarie francescane e presso le donne del Borgo; in occasione della festa le terziarie francescane erano solite preparare bocci di rose che, una volta benedetti, venivano distribuiti ai fedeli. Questa tradizione viene continuata oggi dagli anziani ospiti del Centro.

Tela attribuita al Biancucci
Tela attribuita al Biancucci

Il quadro di S. Antonio Abbiamo detto, parlando della chiesa, del ritrovamento, all’interno dell’altare in legno dedicato a S. Antonio da Padova (il primo a sinistra entrando), di una tela raffigurante il Santo, che serviva per coprire la nicchia contenente la statua. La tela, che era in precarie condizioni, fu restaurata nel 1995 da Nicola Galli e Daniela Pellegrini, entrambi di Lucca, per iniziativa della Misericordia.

Il quadro, una volta restaurato, tornò al convento modificato rispetto a come era conosciuto. La tela, infatti, nel tempo era stata tagliata su tutti i lati e rimontata in un particolare telaio, adatto allo scorrimento all’interno dell’altare. Questo aveva comportato una ridipintura che aveva cambiato radicalmente l’aspetto del quadro, di cui i restauratori si resero conto durante la ripulitura. Alcuni angioletti risultavano completamente ricoperti da un brutto finto arco grigio, la figura del bambino, ad eccezione della testa, appariva modificata nella posa e gli era stato aggiunto un panno bianco in vita. Mutati apparivano anche altri particolari come il cordone del saio del Santo, l’aureola e il giglio. Per quanto possibile i restauratori ritornarono all’originalità del quadro, che gli stessi attribuirono a Paolo Biancucci, pittore nato a Lucca nel 1596 e morto attorno al 1650. Conforta questa attribuzione l’esistenza di un dipinto “gemello” a Collodi e familiarità di altri particolari con diverse opere del Biancucci stesso. Questo olio su tela di cm. 89 x 195 è oggi sistemata nella restaurata sala della biblioteca.

Al convento esistevano in luoghi diversi dalla chiesa alcune tele che elenchiamo:

“Volto Santo”

Olio su tela raffigurante “Volto Santo” di autore ignoto di inizio secolo XVII di cm. 0,60 x 0,74 con cornice coeva laccata, intagliata e dorata. La tela ha bisogno di essere restaurata.

“S. Ansano”

Olio su tela raffigurante “S. Ansano” di autore ignoto della prima metà del secolo XVIII, di cm. 62 x 81, con cornice coeva adattata. La tela ha bisogno di essere restaurata. Particolare interessante alle spalle del Santo si nota un ponte assolutamente somigliante a quello di Ponte a Moriano, che è dedicato proprio a S. Ansano, con sullo sfondo la borgata di quel paese.

“Cristo che mostra il costato”

Olio su tela raffigurante “Cristo che mostra il costato” di autore ignoto della prima metà del secolo XVII, di cm. 0,70 x 0,85, con cornice laccata e dorata coeva. La tela ha bisogno di essere restaurata.

Cristo che mostra il costato sec. XVII
Cristo che mostra il costato sec. XVII
S. Ansano sec. XVII
S. Ansano sec. XVII